Enrico Toti

« Nella schiera dei nostri eroi, la figura di Enrico Toti si eleva sopra gli altri, e, trascendendo i limiti e gli attributi della persona, assurge alla forza di un simbolo grande e sublime d’italianità, amor patrio insuperabile, spirito di sacrificio pari al coraggio e al valore e soprattutto alta e verace espressione di quel puro e caldo sentimento popolare che sì ricco contributo di entusiasmo, di fede, di energie, ha versato nella compagine delle forze combattenti.

Onorare la memoria di Enrico Toti vuol dire onorare il popolo italiano che ha affrontato senza esitare i più gravi sacrifici per il conseguimento degli ideali patri; significa esaltare gli umili che alla gran Madre hanno fatto olocausto della loro esistenza senza nulla chiedere; significa infine confermare la santità della nostra causa ed elevare l’animo e la coscienza nazionale.

La III Armata ed il suo Comandante non potranno mai dimenticare l’eroico popolano caduto in vista della meta agognata; essi sentono vivamente nel cuore il dolce richiamo che parte dalla gelida e disadorna tomba del Carso, con rovente rammarico e con nostalgico dolore lasciata, sulla quale, per le rinnovate fortune d’Italia, dovrà brillare ancora il sole della vittoria! »

 

Il comandate della III Armata:

EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA DUCA D’AOSTA.

 

 

“In pieno giorno” dice Ulderico Piferi ” superammo lo sbarramento nemico allo scoperto”. Alle quindici circa del 6 agosto 1916 arrivammo a quota 85 (quella che sovrasta il cimitero di Redipuglia). Venne subito l’ordine d’avanzare ed Enrico era tra i primi. Aveva percorso 50 metri quando una prima pallottola lo raggiunse. M’avvicinai mentre eravamo entrambi allo scoperto. Non ne volle sapere di ripararsi. Continuava a gettare bombe, e per far questo si doveva alzare da terra. Fu così che si prese una seconda pallottola al petto. Pensai che fosse morto. Mi feci sotto tirandolo per una gamba ma questi scalciò. Improvvisamente si risollevò sul busto e afferrata la gruccia la scagliò verso il nemico. Una pallottola, questa volta l’ultima, lo colpì in fronte”

 

Enrico…dal carattere indomito,ardente,tenace. Slanci di bontà che commuovevano e volontà di ferro. Ogni cosa bella lo riempiva di entusiasmo e,negli occhi limpidi da bambino,si scorgeva la profondità di un’anima destinata a grandi cose.

Così lo ha descritto la storia!

La prima volta che sentii pronunciare il suo nome, ricordo che ero in 5 elementare e, cosa strana assai, non fu da qualcuno della mia famiglia ma dalla mia maestra di allora mentre ci impartiva una lezione di storia.

Mio nonno, cugino di Enrico, non ebbe purtroppo il tempo di parlarmi di lui; morì che avevo appena 5 anni. Se ne andò silenziosamente così come aveva vissuto e di lui mi restano il ricordo dell’odore acre delle sigarette che confezionava da solo e una cassa piena zeppa di oggetti per la riparazione degli orologi. Era la sua passione riparare gli orologi. I lavori manuali devono essere una passione di famiglia visto che anche ad Enrico piaceva passare il tempo costruendo giocattoli di legno per i bambini.

Fu mia nonna a sanare la mia curiosità. Ricordo che un pomeriggio, mentre lei sedeva sulla sua poltrona e il sole al tramonto le inondava i capelli di luce rossastra le chiesi: Nonna, ma chi è Enrico Toti? Lei guardò fuori dalla finestra e per qualche attimo non rispose. Come tutte le persone anziane che il ricordo riporta al tempo trascorso, si stava perdendo nei suoi pensieri solitari, dimentica forse anche della mia presenza. Poi si voltò e disse:” Ah,Enrico!Lo sai? Al tempo della grande guerra tuo nonno ed Enrico erano al fronte, combattevano per la Patria ed erano tanto lontani. Allora noi donne, restate a casa, avevamo come unica consolazione la preparazione dei pacchi con gli indumenti da mandare loro al fronte. Ci sembrava così di essere utili e di essere loro vicine. Era appena arrivato uno dei miei pacchi a tuo nonno,indumenti nuovi appena confezionati, ma lui fu richiamato altrove e allora prese il pacco e lo lasciò ad Enrico dicendo: “a me non servono adesso,prendilo tu,ne avrai bisogno.” Enrico…era sempre allegro,riprese. Non stava mai fermo, sembrava che niente potesse fermare quel carattere di fuoco. Poi ci fu l’incidente e allora pensammo che si sarebbe calmato,che avrebbe fatto una vita più tranquilla ma lui…niente! Tuo padre è tale e quale,è nato settimino come uno che vuole venire al mondo di corsa…sono nati di corsa tutti e due e per questo tutti e due furono bersaglieri, i bersaglieri corrono sempre!” Sorrise…

Sorrisi anch’io ripensando a quanto mia nonna avesse ragione: mio padre correva sempre,sembrava avere un appuntamento con la vita al quale non poteva proprio mancare. Col tempo imparai anche quanto fosse simile ad Enrico nel carattere. Generosi entrambi fino al sacrificio di sé, irrequieti, determinati a non lasciarsi mai sopraffare dagli eventi della vita ma a volgere a loro favore anche gli ostacoli che la vita poneva loro di fronte. Il senso della giustizia, la compassione per i meno fortunati e, nello sguardo, il segno di un’anima grande.

 

“Era un uomo coraggioso, Enrico Toti. E romantico. Aveva dimostrato fin da ragazzo quali fossero le sue qualità. L’incidente in cui aveva perso la gamba non lo aveva abbattuto. Aveva reagito alla mutilazione non modificando affatto le proprie abitudini di vita. Anzi: sulla sua bicicletta con un solo pedale aveva fatto il giro d’Europa. Era attivissimo, sorridente, disponibile con tutti. Dedicava grande entusiasmo anche ad aiutare gli altri. Donava a chi era più povero di lui tutto quel che guadagnava, e spesso dava manforte alla polizia contro i teppisti più arroganti e facinorosi»”.

Il 4 agosto Enrico chiese la macchina fotografica da portare con sé in trincea a Luigi Rè ma quando gliela portò Enrico disse: ” e se non torno?,mi faccia invece Lei una foto.”

Scrisse Luigi Rè:” « Dominato da un presentimento sinistro volli incidere la data sulla negativa della foto che conservo tra i più cari ricordi di lui e dalla quale Toti mi guarda col suo sorriso buono che mi fa inumidire le ciglia e dalla quale mi dice tutto il poema della sua bella anima: tante cose forse nessuno in lui aveva compreso, il presagio che l’uno all’altro in quel momento abbiamo taciuto ».

Si, era una bella anima Enrico! Al di là del suo personaggio storico, al di là del suo gesto eroico, avrebbe fatto grandi cose anche se tutto fosse andato diversamente.

Per molti anni mi sono chiesta come mai mio padre non mi avesse parlato quasi mai di lui. Una volta mi raccontò che al distretto militare un superiore gli disse:”Toti,col nome che porti, tu non puoi che andare nei bersaglieri.”

 

Con gli anni ho compreso,imparando a conoscere mio padre,che nella sua grande umiltà essere il nipote di Enrico non era per lui un privilegio ma un’eredità da tutelare in silenzio e con onore. Non aveva bisogno di parlarmi di lui,egli lo viveva nelle sue azioni quotidiane come un esempio da seguire e da trasmettere. Aveva ragione!L’unico,vero modo di insegnare e trasmettere qualcosa è darne l’esempio. Lo ha portato in sé e con sé in ogni gesto della vita ma non come chi vuole emulare qualcuno,semplicemente egli era simile a lui e ne seguiva,naturalmente,le orme.

I veri eroi sono coloro che nella vita e nell’oscurità dell’anonimato,operano senza alcun desiderio di gloria;in umiltà e silenzio. Enrico non disprezzò mai chi non aveva i suoi ideali o il suo coraggio anzi, ne comprendeva i limiti, e questo li rendeva,ai suoi occhi, ancora più cari.

Esistono Uomini che la vita ci dà la fortuna di vivere e nel viverli possiamo a nostra volta imparare tutto ciò che di più vero ed elevato hanno da insegnarci se il nostro cuore si predispone ad accogliere e fare propri i loro insegnamenti.

Sono i fari luminosi che indicano alla barca della nostra vita la giusta rotta da seguire. A noi il compito di seguirne o meno l’esempio. Ma che noi lo seguiamo oppure no, la loro luce resta, imperitura, impressa nella memoria dell’Eternità.

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Enrico Totiultima modifica: 2008-08-16T10:31:00+02:00da ice_tear
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2 pensieri su “Enrico Toti

  1. La Storia non si può dimenticare,nelle settimane passate c’era la notizia che il Glorioso 3° RGT sarebbe stato “cancellato” ma non avevano capito che tra i Bersaglieri sarebbe sempre stato vivo il suo ricordo.
    Oggi è circolata la notizia che non verrà smantellato ma passerà alle dipendenze della Brigata Sassari,è comunque una bella notizia.

    La STORIA continua,i Bersaglieri di questo Reggimento e gli Eroi corrono ancora.

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