30/07/2009
La Patria tradita!
Non voglio commentare...sto contando fino a cento perche' so che se parlassi urlerei tutto il mio sdegno e il mio dolore per la fine del mio paese. Fine ingloriosa,indegna di quanti per l'Italia diedero al vita. Non voglio parlare adesso...il mio ribrezzo,la mia angoscia,la mia rabbia sono senza limiti. Spero solo che tutti coloro che indossano una divisa e che su quella divisa portano il tricolore,prendano atto di quanto accade e facciano sentire forte e chiara la loro voce. Al momento non parlo più...meglio contare fino a cento! Non dirò nemmeno che tutto questo è di una vergogna senza pari. Bisogna avere dignità per provare vergogna! Gente senza patria che governa una nazione! Questa è diventata l'Italia!
Fonte La Repubblica.it
Rosa Calipari, capogruppo dei democratici nella commissione Difesa della Camera:
"Pressioni per discutere dopo l'estate le nuove norme"
Pd: "La Lega vuole l'Esercito del nord
Niente meridionali tra gli alpini"
L'ipotesi è ridare identità ai corpi aumentando il numero dei militari del settentrione
e riducendo quelli provenienti dal Sud. Come? Stabilendo una diversità di paga
ROMA - L'esercito del Nord? Lo vorrebbe il Carroccio secondo cui l'operatività di alcuni corpi militari, ad esempio degli alpini, è compromessa dalla presenza di meridionali. Contro il "tentativo di dividere le forze armate", interviene il Pd nel giorno del vertice di maggioranza sul sud.
"Dopo il blitz di ieri per chiudere le porte delle scuole del Nord ai professori meridionali ora la Lega preme per dividere le forze armate e creare l'esercito del Nord". Lo rende noto la capogruppo del Pd nella commissione Difesa della Camera, Rosa Villecco Calipari, che parla di "pressanti richieste della Lega per calendarizzare immediatamente dopo l'estate la discussione della proposta di legge Caparini che tratta i meridionali come militari di serie B".
"La relazione che accompagna quella proposta di legge - commenta Calipari - è un inaccettabile documento razzista. Come si può anche solo pensare che il parlamento possa discutere un provvedimento che parte dal presupposto per cui 'l'efficacia operativa degli alpini è compromessa dalla presenza di volontari provenienti dalle regioni del Sud'? E che per 'salvare l'identità del corpo degli alpini' si deve aumentare il numero di militari del Nord e ridurre quelli del Meridione, anche prevedendo diversità di paga. E' allucinante, è una discriminazione inaccettabile. Nel giorno del vertice di maggioranza sul Sud - aggiunge - chiediamo un atto di responsabilità e una netta presa di distanza da questa ennesima provocazione della Lega. Il Pd - conclude Calipari - si opporrà strenuamente per impedire anche la sola discussione di un provvedimento che consideriamo incostituzionale, razzista e discriminante e che fa male alle istituzioni e alla credibilità del Parlamento".
(29 luglio 2009)
18:33 Scritto da: ice_tear | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: patria, tricolore, alpini, razzismo, alto tradimento, militari, bersaglieri | OKNOtizie |
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29/10/2008
In memoria del XX Settembre
Vorrei fare una precisazione che credo sia doverosa affinchè nessuno possa strumentalizzare quanto scritto in questo post. Sono nata e cresciuta in una famiglia cattolica. Sento però il bisogno di esprimere ciò che penso circa la commemorazione del XX Settembre. Mi chiedo quanti italiani ricordano a cosa si riferisce questa data. Sicuramente le nuove generazioni ne sanno poco visto che della storia del Risorgimento non se ne parla più nelle scuole nè tantomento si studia quello che fu uno dei periodi più gloriosi della nascita della nostra Patria. Molto banalmente potremmo dire che " si stava meglio quando si stava peggio";qualcuno sicuramente potrà obiettare che sarebbe stato molto meglio rimanere divisi ma...c'è sempre un "ma". Facile dirlo oggi! Facile dimenticare che tanti vissero e poi morirono per costituire una nazione,la nostra nazione. Quella che si esalta solo quando ci sono i campionati mondiali e, con orgoglio, sventola il tricolore,strombazzando per le strade se l'Italia calcistica ha vinto una partita. Ci furono altri giovani che quella bandiera portarono a prezzo della vita e con orgoglio. Abbiamo dimenticato? Vogliono che si dimentichi? Sarebbe come tradire tutti coloro che,con quella bandiera in mano, caddero attraversando la Braccia di Porta Pia. Erano giovani ed erano bersaglieri! Si! Quei bersaglieri che hanno fatto la storia dell'Italia e che oggi non meritano menzione nel giorno della commemorazione. Si ricordano gli zuavi pontifici? Certo! Anche loro erano giovani e anche loro caddero ma che li si citi uno ad uno senza ricordare chi quella pagina di Storia scrisse con il sangue per la nostra libertà,trovo che sia vergognoso! L'Italia è uno stato laico e tale dovrebbe rimanere nel rispetto assoluto di chi crede e ha fede. Tentare di cancellare la Storia, di emarginare chi quella Storia l'ha scritta,non mi sembra altrettanto rispettoso. Allora la mia voce si alza e grida! Grida, Viva i Bersaglieri! Viva L'Italia libera e democratica! Viva chi,nonostante tutto,ancora veste con orgoglio e amor patrio le piume nere e di corsa,suonando,ci ricorda che siamo loro figli e debitori. Non lasciamoli soli! Sarebbe come tradire le nostre stesse radici.
13:09 Scritto da: ice_tear | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: porta pia, bersaglieri, unità d'italia, laici, clero | OKNOtizie |
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01/06/2008
Il giuramento dei disperati
Potrebbe sembrare la trama di un film di guerra. Di quelli che ti tengono incollato allo schermo, col fiato sospeso,in attesa che il bene trionfi sul male e che la Vittoria arrida ai giusti ma non lo è. E' la storia, terribile, amara, epica, eroica di 50 Uomini. Cinquanta uomini che la storia ha volutamente dimenticato ma si sa: la storia, quella con la "s" minuscola, è sempre scritta dai vincitori.
Non tentiate di dar loro un colore politico poichè l'unica divisa che vestirono fu quella da ufficiale del Regio Esercito Italiano e solo ad essa furono, fino alla fine, fedeli.
Nè rossi, nè neri, nè grigi... solo Uomini!
Le lunghe, terribili marce del Davai di funesta memoria, riportano alla mente di chi conosce la storia del corpo di spedizione italiano in Russia durante la seconda guerra mondiale, le atrocità che durante quelle marce furuno perpetrate ai danni dei prigionieri. Dove non riuscì il freddo delle temperature siberiane a decimare quel che restava del corpo di spedizione, pensarono gli aguzzini che, con un unico colpo alla nuca, abbattevano chiunque, stremato, cadesse al suolo.
Coloro che ebbero la ventura di giungere, dopo queste marce, nei vari lager sovietici, non erano più uomini ma l'ombra di se stessi.
Scrive Bruno Cecchini, prigioniero anch'egli nel famigerato campo 160 di Suzdal, nel suo " Memorie di un celoviek bersagliere":
"Un dì, non di festa ma qualunque, anche il c.b. (Celoviek Bersagliere) venne convocato alla Kommandantura. Ad attenderlo tre illustri personaggi: un russo noto non per le sue mongole sembianze ma per le sue mostrine azzurre (agenti dell'NKVD, l'attuale KGB); un Tizio che parlava in un italiano dialettale... un Caio impassibile, compunto, un non-parlatore nato..."
Ebbe inizio così il primo di una lunga serie di interrogatori!
In realtà cosa volevano quei tre? Volevano che il celoviek bersagliere firmasse un appello perchè i russi potessero cedere Trieste alla Jugoslavia di Tito, volevano che firmasse l'abiura al giuramento di fedeltà alla Patria e al Re per essere assimilato alla scuola sovietica in cambio della vita e della libertà".
"Tu non firmare, da? E tu non tornare in Italia."
"Fascist caput, niet firmare, niet Italia,capito?"
"Io non firmo proprio niente; niet, niet firmare, non firmo,capite?"
"Che pretese! Disse a sè stesso, ma a voce alta il celoviek bersagliere uscendo dalla Kommandantura. Pazienza diventare in un solo giorno bandito, invasore, fascista, capitalista, ma anche agente immobiliare di una intera città, questo è troppo anche in Russia! E quante firme sotto quell'assurdo e ridicolo appello!"
Fu così che i tre si convinsero che il celoviek bersagliere era un reazionario fascista!
Proprio non ci stava il prigioniero celoviek bersagliere a cedere pezzi d'Italia ai russi; a farsi dire cosa e come pensare; a farsi prendere anche l'anima.
Chissà se lo avranno capito mai cos'è veramente un ufficiale dei bersaglieri i cosacchi del Don.
E fu così che il celoviek bersagliere, che non volle firmare, firmò la sua condanna a morte.
"Nel vialetto, che familiarmente i celoviek chiamano "dei passi perduti", incontra, e non a caso, il colonnello comandante del Terzo: "Tenente, com'è andato il colloquio? E' stato duro?"
"Signor colonnello sa cosa volevano che firmassi? Pretendevano di farmi sottoscrivere un appello per dare Trieste a Tito, alla Jugoslavia, nient'altro. Soltanto Trieste ai compagni slavi; quisquilie, coserelle da poco; non Forlimpopoli, no, no, proprio Trieste. E quando, seccato, ho risposto loro che non firmavo un bel niente, sa,signor colonnello, cosa mi hanno risposto? Niente firmare, niente Italia; proprio così. Che vadano all'inferno tutti e tre:russi, mezzi russi e delatori".
"Tenente, resti per tutta la prigionia, e sempre, solo un ufficiale del Terzo... Comunque mi dia la mano, tenente; gliela stringo con affetto e orgoglio. E non si meravigli se prima o poi le chiederanno di vendere oltre Trieste, la nostra Italia, il corpo e l'anima, noi stessi."
"La vita nel lager si fa sempre più dura e ossessionante; la speranza ci lascia, la gente ha paura, la fede vacilla e gli ideali, i valori, la dignità, la legge sviliti e dimenticati. La resistenza a certi soprusi, a imposizioni folli, a lusinghe meschine sempre più debole e rara. Non parliamo poi del morale, che è a pezzi; della fame, che è tanta; della paura, che è grande.
Che si fa? Cosa possiamo fare? Chiese il celoviek bersagliere al suo compagno." Io ho già preso la mia decisione; decisione irremovibile, estremamente pericolosa, terribile anche, ma che mi sprona e mi dà pace alla mente e al cuore. Ascoltami bene, amico mio, e se riterrai di condividerla, dopo averci pensato e ripensato, me lo farai sapere; altrimenti dimentica tutto finchè saremo prigionieri. Si tratta di restare sempre e comunque, anche di fronte alla morte, soltanto fedeli alla nostra Patria e al giuramento fatto al Re, nient'altro; anche a costo di non uscire mai più da questo inferno. Per me solo il legittimo governo italiano può sciogliermi da quel giuramento fatto al termine della scuola ufficiali, nessun altro. Mai! Perciò niente nuovi giuramenti in terre straniere, tanto meno appelli per questo o per quello; niente altro di niente. Solo prigionieri e basta fino al nostro ritorno in Patria e con la nostra dignità immacolata, col nostro onore di soldati, fedeli fino alla morte alla nostra sacra promessa e al 3° Bersaglieri".
Quella notte il celoviek bersagliere non dormì affatto. Pensò e ripensò. La sera dopo incontrò, nel solito angolo buio del campo, l'amico e guardandolo in viso disse: "Solo prigioniero e basta, fino al nostro rientro in Patria o alla morte; lo giuro come ufficiale del Terzo davanti a te e al nostro Iddio, lo giuro".
Ancora uno sguardo negli occhi, un saluto militare, una lunga, forte stretta di mano e via con una incrollabile fede nel cuore, con un coraggio più grande, con la mente e l'anima in pace."
A quell'incontro altri ne seguirono, altri giuramenti, altre strette di mano.
Passarono i mesi, gli anni e si giunse alla fine della guerra. La tradotta che doveva riportare i prigionieri in Patria era lì davanti a loro che aspettavano tutti in fila l'appello per potervi salire. Ma... uno.. due... tre... cinquanta furono i nomi che vennero saltati nell'elenco, destinati a non fare mai più ritorno in Italia, condannati a morte in quell'inferno di ghiaccio.
Continua Cecchini: "Purtroppo tra coloro che così meschinamente sono stati puniti si notano i volti di nostri cari amici, considerati i duri del lager; quelli che mai sono scesi a compromessi con i russi e assimilati, che non hanno mai firmato niente di niente, che in tutto il periodo di detenzione mai hanno detto un si a nessuno. Altro che reazionari, altro che fascisti, o gentaglia misera e trista, migliori e peggiori compresi! Sono uomini, uomini veri quelli, fulgidi esempi di cittadini e di soldati che emergono dalla grigia uniformità e si elevano sulla massa indistinta e anonima; personaggi rari, inflessibili, integerrimi e incorruttibili, la cui regola di vita, immutabile da qualsiesi evento o contrarietà o sacrificio, è la dignità e l'onore, l'inviolabilità del prestigio della Patria,dell'Italia.
Eccoli i trattenuti; annota Storia vera, ricorda Madre Patria:
Clerici Ernesto, Baradel Giorgio, Guarnieri Pietro, Radaelli Mario, Camino Ugo, Chini Luigi, Moangone Orazio, Pontieri Salvatore, Bracci felice, Verrastro Vito, Girometta Carlo, Moccellin Mario, Fiaschi Sergio, Veliconia Sigfrido, D'Auria Michele, Boero Mario, Mangini Giovanni, Marabotto Giuseppe, Camerino Alberto, Corcione Domenico, TOTI ANTONIO, Sandali Rodolfo, Cecchini Bruno, Torriani Carlo, Bonadeo Agostino, Caneva Carlo, Giannone Mario, Naso Antonio, Barberino Romeo, Malgarini Disma, Bosello Mario, Capodaglio Vero, Caffi Francesco, Bertoli Corrado, Petillo Salvatore, La Martina Rosolino, Ebene Desiderio, Paolozzi Vittorio, Quarti Marino, Pignone Roberto, Ottavianelli Mario, Cupidi Walter, Fusco Massimo, Gherardini Gabriele, Lanza Dario, Malaguti Augusto, Fulgente Astro, Lionetti Carlo, Perra Aldo, De Felici Angelo.
Negli occhi di chi si accingeva a lasciare quell'inferno gioia immensa, felicità grande e un poco di tristezza per gli infelici compagni puniti che non sarebbero tornati in Italia con loro. Negli occhi di chi restava solo impassibilità glaciale, durezza e fierezza insieme. Nient'altro in verità, per la verità, nel rispetto dei vivi e nel sacro ricordo dei morti, nel linguaggio dei santi e in quello dei peccatori.
Un ufficiale del Terzo che partiva, prima di sparire dietro l'angolo del cortile gridò: "Arrivederci amici; se la fortuna ci consentirà di arrivare in Italia urleremo a tutti, grideremo ai quattro venti chi sono i rimasti, perchè vi hanno trattenuti, chi è stato a farvi restare; ve lo giuro, a nome di tutti noi e sul mio onore, ricordatelo".
Mantenne la promessa!
Tra i 50 irriducibili che non si piegarono mai e mai tradirono il giuramento di fedeltà alla Patria c'era ANTONIO TOTI, mio padre, nipote di Enrico Toti. La memoria di chi fu testimone oculare di quella immane tragedia ci ha tramandato che egli fu degno fino alla fine del nome che portava e che, emulo del suo antenato, lanciò il cuore e l'anima oltre la coltre di ghiaccio in nome dell'Italia.
"Io non firmo, io sono un ufficiale del Terzo Bersaglieri!"
50 celoviek...50 Uomini!
22:00 Scritto da: ice_tear | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: bersaglieri, giuramento, toti, prigionia, suzdal, celoviek, seconda guerra mondiale | OKNOtizie |
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29/05/2008
Bersaglieri
Mi è stato chiesto da qualcuno di scrivere di Enrico Toti e di gesta epiche. Nessuno più di me ha il desiderio di farlo e lo farò presto ma scrivere dei bersaglieri è scrivere di tutti coloro che bersaglieri furono e che bersaglieri sono e saranno.
Oggi vorrei parlare del presente e di ciò che il presente rappresenta quale continuità del glorioso passato di uomini e di soldati. Vorrei parlare degli uomini di oggi che vestono e vestiranno sempre il piumetto poichè esso non si indossa ma si accoglie nell'anima.
E' vero!Bersaglieri si nasce non si diventa e bersaglieri si resta fino alla fine.
Come dirvi quanta felicità mi avete regalato? Come esprimervi la mia riconoscenza per essere fonte di odierna speranza nell'avvenire? Voi portate nel cuore il Valore, l'Amore,l'Onore e la Gloria del Vostro passato con la vera, sola compagna che renda degni e veri i vostri doni: sorella Umiltà!
Testimoni silenziosi di mille battaglie siete restati, attraverso i secoli, degni figli di quella Patria alla quale molto del vostro sangue donaste e ancora oggi continuate a donare.
E' in Voi che ho riconosciuto il vero senso di quelle virtù. E' in Voi che ho potuto constatare la Verità del Vostro essere Bersaglieri. Solo in Voi si può dire compiuta quella sinfonia di sentimenti, di valori, di virtù che, nella bocca di altri meno degni, sembrano osceni.
A Voi, che mi avete regalato i giorni più belli della mia vita e i più cari nel ricordo di chi non c'è più, va tutto il mio affetto, la mia riconoscenza e la mia gratitudine per essere restati saldi nella Fede, nella Speranza e nell'Amore, nel vostro cuore di Uomini e di Soldati.
La Vostra più grande eredità sta nella memoria dei Vostri fratelli che prima di Voi corsero verso i campi Elisi al suono delle fanfare.
A voi odierni costruttori di Pace tutta la mia ammirazione.
A Voi che non dimenticate le vostre radici va tutto il mio affetto e la mia riconoscenza.
A Voi che conservate nel cuore la capacità di vincere o perdere con la stessa uguale dignità va la mia stima più profonda.
A Voi che mi avete accolta con la gioia di chi ritrova una persona cara va tutta la mia gratitudine.
A Voi figli del Vento e della Fiamma...Grazie!

17:50 Scritto da: ice_tear | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: bersaglieri, fiamma, onore, fanfara, guerra, pace, battaglie | OKNOtizie |
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27/04/2008
Ricordi I
Se rivado indietro ai miei primi, primissimi ricordi d'infanzia, due sono le immagini che mi vengono alla mente:La canzone del Piave e un cappello nero-piumato!
Ricordo mia nonna che, cullandomi sulle sue ginocchia mi raccontava le gesta di uomini valorosi i quali, a costo di terribili perdite, ricacciarono l'Austriaco dal suolo d'Italia durante la grande guerra. Con orgoglio e commozione mi narrava di Enrico Toti, cugino di mio nonno, MOVM, per il quale lei, insieme alle altre donne di famiglia, preparava gli indumenti da mandare al fronte. Sempre, alla fine dei suoi racconti, mi cantava la canzone del Piave e io rimanevo affascinata da quelle storie di gloria e di coraggio.
Il primo cappello piumato che vidi in vita mia fu quello di mio padre, ufficiale dei bersaglieri e reduce di Russia. Ricordo la sensazione delle mie manine di bimba che si perdevano tra quelle piume dai riflessi verde-azzurro. Mi piaceva toccarle! Allora ancora non sapevo che quelle piume avrebbero segnato così tanto la mia vita futura.
La prima volta che vidi tanti cappelli come quello di mio padre, tutti insieme, fu al primo raduno di reduci al quale i miei mi portarono. Di quel giorno ricordo l'atmosfera difficile da spiegare. Era come trovarsi in una grande famiglia piena d'amore e di ricordi. Uomini tra loro più che fratelli! Avevano condiviso l'inferno e dall'inferno erano usciti insieme. L'uno appoggiandosi al coraggio dell'altro avevano lottato non solo per la vita ma per la dignità che, gli orrori di una prigionia inumana, avevano tentato di portargli via. Difficile spiegare i loro occhi! Occhi che vagavano tra la folla che li circondava in cerca degli occhi del " fratello". Forse si sentivano ancora là, in mezzo alla steppa, e la paura di perdersi era ancora viva in loro. Forse, come qualcuno disse: "noi non siamo mai tornati!" Credo abbiano vissuto il resto dell'esistenza, sospesi tra il presente e il passato con il cuore vòlto all'amata Patria; alle famiglie; agli affetti più cari ma l'anima ancora lì...sulle sterminate distese di ghiaccio dove, impotenti, avevano lasciato i loro compagni morenti,trucidati dall'umana barbarie, e frammenti della loro giovinezza perduta.
Si celebrano gli eroi! Si innalzano monumenti al coraggio di chi fu decorato con la più alta onoreficenza militare ma, quanti eroi sono stati dimenticati? Quanti gesti di umana solidarietà la storia ha dimenticato?
Se ripercorro i miei ricordi mi rendo conto che tra i volti di quegli uomini per me più che zii, ce ne furono molti decorati con la Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Facendo un piccolo, veloce conto, credo che intorno alla tavola che mia madre imbandiva quando si radunavano a casa mia, di medaglie d'oro ce ne fossero almeno 6 o 7. Un vero record!
01:15 Scritto da: ice_tear | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: guerra, toti, reduci, bersaglieri | OKNOtizie |
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