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Ricordi,Amore?

Il 28 Maggio scorso ti dedicai un post dal titolo “Le ali di un soldato”. Ricordi,Amore?

Queste le parole:  

“Afferro ogni singolo secondo che mi dona la vita, trasformandolo in attimi di pazzia e felicità. Trovo il tempo, una cosa meravigliosa, solo perché ho scoperto come trascorrerlo nei tuoi sorrisi. È la pura verità, vivere è difficile ma cosa ci rimane se non il tempo di trovare un sogno inaspettato? Siate folli per un istante, un momento, una vita. Innamoratevi della follia, non abbandonate i vostri sogni, lasciate che la gente parli di voi in modo da ricordarvi con un sorriso. Non dimenticate nulla, anche coloro che non meritano di essere ricordati, perché una vita non si cancella, una vita si vive con una lacrima in viso e un sorriso nel cuore. Pensami e sorridi”.

Ti inviai queste parole anche per email e tu mi rispondesti: ” Ma dove le trovi queste parole bellissime,Amore mio?Sono profondamente vere”.

Una volta,un reduce dalla campagna di Russia scrisse che ci sono luoghi dai quali né i vivi né i morti possono tornare. E’ vero! L’ho constatato tante volte. Lo sto constatando con te.Tu da Nassiriya non sei mai tornato. Qualche mese fa mi scrivesti: ” A volte mi chiedono perché lo faccio, perché sono ancora qui in Afghanistan,perché ci torno sempre.  Lo fai per i soldi? mi chiedono. Io non rispondo. Non capirebbero. Io torno qui per non lasciare i miei Fratelli indietro. Per non lasciare i miei Fratelli,soprattutto quelli che sono morti. Lo faccio per non dimenticarli mai. Tu sii paziente e forte come sai essere,come è la Donna che io amo. Ti abbraccio con tutto il cuore che mi resta. Tuo semper”

Da Nassiriya tornasti ferito. Ci sono quelli che non compaiono negli elenchi né dei morti né dei vivi. Quelli senza nome e senza volto. Niente sulla divisa che li identifichi. Quelli che ufficialmente non ci sono,non esistono. Ma esiste quella ferita,quella scheggia che,a distanza di tanti anni,può ucciderti ancora. Esiste quella cicatrice. La prima volta che ci vedemmo non mi permettesti di toccarla.Fermasti la mia mano prendendomi il polso stretto in una morsa quasi dolorosa. “Non sono pronto a parlarne. Non ancora. Un giorno ti racconterò di Nassiriya. Ora no,ora parliamo d’altro. Parliamo di noi”. Ci sono quelli che,vivi o morti,nessuno potrà commemorare o menzionare quali superstiti.

Follia e felicità…è questo che mi hai dato in questi anni. Follia e felicità…non c’è nulla che sia più grande di questo. Mi hai donato un amore senza limiti,senza parole inutili,senza bisogno di spiegazioni,senza menzogne. Semplice e immenso come una scintilla di amore divino. “Sii forte” mi chiedesti qualche settimana fa,da lontano. Quella scheggia è tornata a mettere in pericolo la tua vita. “Sii forte” mi chiedi.

C’è una dolore talmente potente da annichilire ogni altro sentimento tanto da ghiacciare le lacrime,cristallizzandole e rendendole incapaci di scorrere. C’è una dolore talmente potente da rendere potente ogni cosa intorno e dentro sé. Talmente potente da renderci invincibili perché quando quel dolore si presenta ti rende invulnerabile ad ogni cosa. E’ come elevarsi sulla cima di una montagna altissima e guardare tutto ciò che ci circonda come fosse minuscolo,microscopico,inutile. “Sii forte” mi chiedi. Non ho altra scelta che questa: essere forte. Non c’è alternativa a questa strada. Non per me. Questa è l’ora della nostra più grande battaglia ma alla fine di questa battaglia immane non potrà esserci che la vittoria. Comunque vada.

“Afferro ogni singolo secondo che mi dona la vita, trasformandolo in attimi di pazzia e felicità”. Ogni singolo secondo vissuto con te è stato talmente prezioso! E’ talmente prezioso! Paradossalmente,mio infinito Amore,questa è l’ora della nostra vera vittoria. Tutto il mondo lacrimerebbe di fronte ad una simile prova. Ma noi siamo,e ora lo possiamo dire senza tema di smentita: pazzia e felicità. Le uniche due cose sulle quali la morte non avrà mai alcun potere. Con te o senza di te,con me o senza di me,noi abbiamo già vinto.

Tieni stretta la mia mano,sorridi e pensami.

 

 

 

 

 

 

 

Francesco

In questa foto Francesco ha solo 15 anni. Risale a due anni fa. Guarda,Papà. Ogni giorno che passa diventa sempre più somigliante a Te. Non solo nel fisico ma soprattutto nella testa.

Oggi è il suo onomastico. Porta il nome del “mio” Santo. Avrei dovuto fare io a lui un regalo oggi e invece ne ha  fatto uno lui a me. Bellissimo.

Certo che siamo una famiglia decisamente particolare,eh Papà?

Sai come fa Francesco quando ha qualcosa nella testa che lo turba? No,tu non lo sai. Ci hai lasciati 27 giorni prima che lui nascesse. Eppure ha sempre avuto,fin da piccolissimo,un legame speciale con Te. Sta diventando la tua fotocopia. In tutto.

Ora ti racconto il suo regalo speciale.

Da due anni,dall’epoca di questa foto,è fidanzato con una ragazza dolcissima. Si chiama Jasmine. Si adorano. Lei è stata la sua prima ragazza. In questi due anni,io lo so,Francesco non ha mai nemmeno guardato un’altra ragazza. 

Ieri sera,come fa sempre quando desidera parlare con me,è entrato nel mio studio e ha cominciato a girarmi intorno senza parlare ma guardandomi come a dire: “Ti disturbo? Vuoi parlare un po’ con me? Ho bisogno di dirti cosa mi turba”. Mi viene sempre da sorridere quando fa così. E’ il preludio dei nostri momenti più belli e intimi. Ho lasciato tutto,mi sono accomodata meglio nella poltrona e sorridendo gli ho detto: ” Vogliamo parlare un po?” – “Ho un problema a scuola. Un problema che non mi fa stare bene da un po’ di tempo”. Raccontami,gli ho detto. “C’è una ragazzina,molto carina,nella mia classe. Lei da un po’ di tempo mi fa capire in mille modi che vuole stare con me. “Stare”,capisci?” Certo,capisco. Un po’ mi spiace capire. Mi spiace per questa  ragazzina tanto “emancipata” che ancora non sa che il più grande fascino di una donna è il mistero,il sentimento della conquista che sa generare in un uomo. “Cosa ti turba in tutto ciò?” Domanda retorica,conoscendo già la risposta. “Mi turba il fatto che sono attratto da lei. Mi turba perché so che mi basterebbe dire solo “Ok,andiamo” per averla ma poi “dopo” starei male. Io sono innamorato di Jasmine,per nulla al mondo la farei soffrire e so che “dopo” tutto sarebbe diverso tra noi perché io mi sentirei in colpa e non riuscirei più a guardarla come la guardo adesso ma sapere che mi basta un gesto per avere questa ragazza mi turba e mi disturba al tempo stesso”. Avrei voluto abbracciarlo in quel momento. Un ragazzo di diciassette anni,in questa società del mangia e fuggi,che ragiona in questi termini sembra una perla rara. “Tu credi che sposerai Jasmine?” gli ho chiesto. “No! So che siamo giovani e che con il tempo cresceremo e forse ci lasceremo ma adesso sono innamorato di lei”. Bene,gli ho detto. Allora partiamo da questa consapevolezza. “E’ normale e naturale alla tua età avere il desiderio di fare altre esperienze. Sarebbe anomalo se non fosse così. Sarebbe un rapporto innaturale con il tuo corpo e con il tuo animo di diciassettenne. Quindi non devi sentirti in colpa perché ti senti attratto da questa “offerta” tanto palese. E’ naturale che tu lo sia. Ma quando nella vita facciamo delle scelte è importante considerarne le conseguenze per non pagare un prezzo troppo alto dopo. Posso darti un consiglio?”- “So già,conoscendoti,cosa vuoi dirmi ma dimmelo lo stesso”. Voglio dirti che non bisogna mai barattare l’oro con il piombo. Voglio dirti che se ami qualcuno, amare non vuol dire essere invulnerabili verso le tentazioni della vita ma essere capaci di gestirle dando valore a ciò che ha valore. In questo caso il valore maggiore è il rispetto verso te stesso dal quale consegue il rispetto per la persona che hai vicino. Questo è il consiglio che ti do: abbia pazienza. Nella vita,quando il tuo amore per Jasmine avrà concluso il suo naturale percorso,avrai mille occasioni per fare le tue  giuste “esperienze” ma oggi questa “curiosità” ti costerebbe un prezzo troppo alto. Sei disposto a pagarlo? Credi ne valga la pena?” Ha pensato solo un attimo e poi: ” No,non ne vale la pena”. Sorridendo mi è venuto vicino,mi ha dato un bacio ed è uscito dalla stanza.

Sono rimasta qualche attimo a pensare. Una grande gioia mi ha riempito il cuore. Tanti anni fa,quando Francesco era solo un piccolissimo bambino,un pediatra mi disse che Francesco aveva una intelligenza molto al di sopra della norma e che avrebbe avuto bisogno di scuole speciali. Oggi credo che ciò che di veramente speciale ha Francesco non è la sua profonda intelligenza ma il suo animo nobile. Veramente,profondamente,nobile. Ti rivedo in lui come se tu,andando via,gli avessi consegnato il testimone. Tu morivi,lui nasceva. Sono molto fiera di lui,Papà. Fiera di questo figlio nobile e generoso che sa rinunciare pur di non ferire chi ama.  A diciassette anni non è facile pensare,riflettere e scegliere tenendo conto dei sentimenti altrui quando sono le forze potenti della natura ad agire sugli istinti di un adolescente. 

Questo è il regalo più bello: un figlio che ci apre il suo cuore con fiducia,senza remore,riaffida la sua vita nelle nostre mani ogni giorno e questo solo una grande stima può consentirlo. La stima di mio figlio è,ogni giorno,il suo regalo più bello e prezioso.

Auguri,mio piccolo grande Francesco. 

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Le “tue” canzoni

E’ incredibile come ogni nota mi riporti chiarissima l’immagine di ogni tua espressione mentre cantavi. Il movimento delle mani, il tuo giocare con la voce,gli occhi. Il tuo sorriso quando,per una nota molto alta,o molto bassa,sapevi già che il mio volto si sarebbe riempito di un’espressione di meraviglia. Mi tornano in mente tante cose in questi giorni. Ricordo il tuo rammarico quando mi dicevi: “Prima o poi dimenticherò il russo. Non trovo mai qualcuno con il quale parlarlo”. Pur essendo una lingua molto difficile,lo avevi imparato perfettamente in pochissimo tempo durante la tua prigionia. D’altra parte tu eri quello che al liceo traduceva dal latino al greco senza passare per l’italiano e del quale,un noto personaggio un giorno disse: “Antonio? E’ la persona più intelligente che abbia mai conosciuto. Qualunque strada avesse scelto di percorrere nella vita,sarebbe arrivato ai vertici. Se avesse fatto politica,sarebbe arrivato ai massimi livelli. Fortunatamente  per noi è troppo onesto e leale e non ha percorso questa strada, altrimenti sarebbe stato l’avversario più temibile ma proprio per questo è l’uomo che stimo di più”. Poi un giorni ti vidi illuminarti come un bambino nel negozio dei balocchi. Eravamo nello studio di un medico. Lui ad un tratto chiamò la moglie che era nella stanza accanto. La donna rispose e tu dal suo accento capisti che era russa. La donna,bellissima,fece il suo ingresso nella stanza e tu la salutasti in russo. Lei,con un’espressione molto meravigliata ma felice,ti rispose in russo. Cominciò una lunga conversazione tra voi alla fine della quale la signora,in italiano,ti disse: ” Non avrei mai immaginato di poter riparlare nella mia lingua. Se lei non mi avesse assicurato di essere italiano,avrei giurato che fosse russo come me. Lei lo parla perfettamente”. Ne fosti contento come un bambino. In quei momenti tutta la purezza del tuo animo emergeva come un diamante dalla terra. Nonostante le atrocità subite durante i lunghi anni della tua prigionia in siberia, una cosa nessuno aveva potuto toccare: quei tuoi occhi pieni di una triste dolcezza che a volte davvero diventavano come quelli di un bambino gentile. Forse è vero ciò che affermava il più saggio tra gli uomini: re Salomone. Forse il dolore non è altro che quel fuoco ardente che,come in un crogiuolo,separa l’oro puro dalle scorie. Se si supera con onore la prova si diventa come oro puro nelle mani della vita. Anche questa è una lezione che ho imparato da Te. 

 

 

Ricordi,Papà?

Erano anni che non ascoltavo la voce di Ivan Rebroff. Stasera ho voluto fare questo salto nel vuoto. Il pianoforte tace ancora. Lui è il mio baratro personale. Non sapevo dove sarei atterrata,sapevo solo che avevo bisogno di riascoltare la tua voce e nessuna voce è più simile alla tua di quella di Rebroff. La tua aveva solo un timbro appena un po’ più dolce. Era talmente bella la tua voce! Tanto bella che i russi,negli anni della tua prigionia,ti portarono a cantare a radio Mosca canzoni italiane. E quante botte prendesti per quel tuo coraggio di rischiare il tutto per tutto pur di non lasciare i tuoi genitori nell’attesa angosciosa di notizie che non arrivavano mai dalla Russia. Il tuo messaggio,invece, arrivò ad un radio clandestina. Il messaggio in italiano che lanciasti mentre cantavi canzoni italiane in russo. “Sono il tenente dei Bersaglieri…avvisate la mia famiglia che sono vivo” e le parole ti morirono in bocca sotto i colpi terribili dei tuoi carcerieri. Avevi 21 anni. E poi quelle canzoni russe,così tristi e malinconiche ma che a me piacevano tanto. Sarà per questo che le mie “fughe” si svolgono sempre in macchina? Era lì,in macchina,quando eravamo soli,che mi cantavi la tua musica della memoria. Erano i momenti della nostra intima trasfusione personale. Da te a me,da me a te… tutta una vita  fatta di gloria e di dolore. Dio un giorno ti presentò il conto per i tanti doni che ti aveva elargito nascendo. La tua voce,la tua bellezza perfetta,la bontà,l’intelligenza,il coraggio… Sembra incredibile che un solo essere possa contenerli tutti. Mentre scrivo Rebroff canta in sottofondo. Mi stai cantando nel cuore ancora,come allora. Rivedo ogni tua gioiosa espressione mentre canti. Mi faceva ridere quel tuo allungare di proposito le note facendomi mille smorfie mentre guidavi. Io un po’ ridevo e un po’ avvertivo che dietro quelle smorfie c’era un confine sottilissimo tra la felicità e il dolore della memoria. Ma poi…”ancora,ancora,ancora” ti chiedevo. Forse,nel mio cuore bambino,speravo che con le canzoni,anche il viaggio non finisse mai. E’ così,Papà: la tua corsa nel mio cuore continua. Inarrestabile.

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Dedicata ai miei genitori

Ai due esseri che prima ancora di insegnarmi a parlare mi fecero ascoltare le note musicali vibrate dalle loro incredibili voci. A mio padre che non mi ha mai cantato una ninna nanna  e invece mi cantava bellissime canzoni russe,in russo. Non capivo una parola ma capivo perfettamente la bellezza del suo canto che mi faceva volare il cuore sulle ali di un amore che sarebbe durato per sempre. A mia madre con la quale passai i miei pomeriggi fanciulli più belli mentre mi insegnava,cantando,le più belle opere liriche e antiche romanze. A loro per avermi insegnato ad amare la musica prima ancora di insegnarmi ad amare la vita. Anche il mio pianoforte tace da quando siete andati via. Passerà. Napoli…la mia meravigliosa Napoli. Non c’è città che io possa amare di più. E’ strabiliante amarla. Lei ti ricambia mille volte di più! E’ musica viva.

Avrei potuto scriverla io questa canzone. Parola per parola.