23/05/2011

Il sorriso di un Giusto

Ricordo esattamente dove mi trovavo e cosa stessi facendo quando giunse la notizia della morte di Giovanni Falcone. Lo ricordo come fosse ieri. Mi trovavo sul terrazzo della cucina di casa mia e conversavo con mia madre mentre mio padre,nell'altra stanza,guardava la tv. Erano venuti a pranzare da me quel giorno. Nelle settimane precedenti,io e mio padre,ci eravamo spesso confrontati circa le voci che ormai da tempo circolavano su Giovanni Falcone e la sua scelta di ricoprire l'incarico ministeriale come capo della sezione affari penali. La macchina del fango era in piena attività. Su Giovanni Falcone le voci si inseguivano e gettavano sulla sua figura ombre inquietanti. Molti lo accusavano di essersi venduto alla politica,di aver abbandonato Palermo per "fare carriera". Le lettere infamanti del "corvo" e tanti altri segnali,ci facevano scuotere la testa e,di fronte all'ennesimo spettacolo televisivo di qualche mangiatore di cannoli, portarono mio padre a dire: " Lo stanno isolando. Lo hanno già condannato. Lo uccideranno" quasi parlasse tra se e se come chi riconosce i segnali che il "nemico" invia a chi li sa comprendere. Quel 23 maggio,mentre aprivo un armadio metallico posto sul terrazzo e mia madre mi parlava,un urlo improvviso la fece trasalire. Lei pensò che mio padre stesse male e corse verso l'altra stanza. Qualcosa dentro di me sapeva invece che mio padre stava bene e che il motivo di quell'urlo fosse un altro. Un motivo che non volevo sapere,che non volevo sentire. Stupidamente,quando ci troviamo di fronte all'inaccettabile,vorremmo fuggire. Rimasi per qualche attimo con le mani poggiate agli stipiti dell'armadio. Sospesa come nel vuoto,in attesa. Quando mi voltai mia madre era dietro di me,si teneva a qualche metro di distanza come se avesse avuto paura della mia reazione. Immobili per qualche attimo,restammo a guardarci negli occhi. I suoi stavano esplodendo di lacrime, i miei, come sempre,restavano asciutti come fiumi ormai inariditi e forse era proprio questo che impressionava ogni volta mia madre. Avrebbe voluto vedere in me una reazione umana e io ogni volta la deludevo e quel mio non piangere la spaventava come spaventa tutto ciò che non comprendiamo. Mi guardò e poi lievemente, con un filo di voce disse: "Hanno ucciso Falcone" e scoppiò in un pianto disperato. Non dissi niente. Cosa c'era da dire? Mi diressi verso la tv e restai lì,a guardare quella strada,quelle macchine ancora fumanti e le macerie di una società che in attimo solo aveva perso la sua più grande risorsa,la sua arma più potente,per poter sperare di vincere la guerra contro Cosa Nostra. Erano le macerie di tutta una nazione che ora era molto più sola e debole.

Di Giovanni Falcone mi resta una lettera nella quale,in un passaggio,Egli scrive: " Le sono grato per le espressioni di stima e di considerazione,certamente superiori ai miei meriti...Naturalmente non ci si deve illudere: la lotta sarà lunga e difficile ed è prevedibile che sarà versato il sangue di altri fedeli servitori dello Stato,colpevoli solo di aver compiuto il proprio dovere,in un contesto in cui non tutti si comportano allo stesso modo..." Giovanni Falcone

Di Giovanni Falcone resta, e resterà per sempre, il suo sorriso. Quel sorriso che declama silenziosamente tutto il poema della Sua bella anima.

 

17:44 Scritto da: ice_tear | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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